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Magici Misteriosi Minerali
Istruzioni per l'uso
a cura di / by
Elena Bonaccorsi
(Dipartimento di Scienze della Terra)
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Introduzione
Tra i minerali che hai visto o vedrai al GEOLAB alcuni hanno delle proprietà
molto particolari. Ciascuna di queste proprietà ha una causa ben precisa, anche
se a volte è difficile capirla basandosi solo su ciò che vediamo con i nostri
occhi. Quello che è (comunque) divertente è esplorare, toccare, confrontare,
osservare la varietà di forme, colori, consistenze, comportamenti, proprietà di
questi frammenti della Terra. Che non sono solo curiosità della natura da
collezionare: fanno proprio parte della nostra vita, si trovano in quasi tutti
gli oggetti che usiamo quotidianamente.
Questa pagina è dedicata a quelli che, dopo il GEOLAB, si sono detti:'mi
piacerebbe saperne di più'.
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Qualcosa in più su: |
la densità dei minerali
la durezza dei minerali
la sfaldatura
la forma dei minerali
le proprietà ottiche dei minerali
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Figura 1.
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La
densità
La densità di un minerale è il rapporto tra la sua massa ed il suo
volume. Se misuriamo la massa in grammi ed il volume in centimetri cubi,
l'unità di misura della densità è g/cm3.
E’ una proprietà che dipende (1) dalla composizione chimica e (2)
dal modo in cui gli atomi sono disposti nella struttura cristallina
del minerale.
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(1) Minerali composti da elementi con alta massa atomica la massa atomica è la massa di un atomo di un dato elemento, ed è espressa comunemente in grammi. L'ordine di grandezza delle masse atomiche degli elementi va da 10-24g (idrogeno) a 10-22g (per esempio, l'uranio). Per ovviare al difficile uso di
numeri così piccoli nei calcoli, si è convenuto di esprimere la massa atomica in altre unità (unità di massa atomica, o u.m.a.) pari a 1/12 della massa dell'atomo di carbonio più abbondante in natura, ovvero il 12C.
hanno una densità elevata rispetto a minerali composti da elementi leggeri. Per esempio, al GEOLAB hai visto il minerale halite ed il minerale
galena, che hanno la stessa struttura cristallina ma composizione chimica diversa, rispettivamente NaCl e PbS. Poiché il
piombo Pb ha massa atomica molto maggiore di Na e Cl, la densità della
galena è 7.4 g/cm3, assai più
alta di quella del minerale halite, che è pari a 2.1 g/cm3.
Figura 2: Cristalli cubici di halite
(NaCl) e di galena (PbS)
(2) D’altra parte, ci sono minerali che hanno la stessa composizione
chimica ma strutture che possono essere anche molto diverse tra loro. Sono
chiamati polimorfi. Un esempio molto noto è quello della
grafite e del
diamante. Entrambi i
minerali sono composti esclusivamente da atomi di carbonio, ma la densità della
grafite è 2.30 g/cm3, mentre quella del
diamante è notevolmente più alta, 3.50 g/cm3.
Figura 3: Grafite e diamante sono entrambi
minerali formati solo da atomi di carbonio. Le loro proprietà però sono assai diverse,
a causa delle loro diverse strutture cristalline (rappresentate in alto).
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Figura 4: lunghezza, volume, massa... sai
come si misurano?
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Come si misura la densità dei minerali (al GEOLAB)
Metodo 1: Con le mani!
Metodo 2. Si utilizza una bilancia per misurare la massa del
minerale. Si valuta il volume del minerale immergendolo in un recipiente
graduato contenente acqua. Si calcola il rapporto.
Metodo 3. Si utilizza una bilancia per misurare la massa del minerale. Si
utilizza la stessa bilancia per trovare la massa del volume di liquido
spostato... ehi, ma questo è il principio di Archimede!
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Come si misura la densità dei minerali (in laboratorio)
Metodo dei liquidi pesanti. Si utilizza una miscela di un liquido ad alta
densità (maggiore del minerale) ed uno a densità inferiore. Si crea così una
soluzione in cui il minerale rimane sospeso, senza risalire in superficie né
cadere sul fondo. Si misura quindi la massa di un volume noto della soluzione, e
si calcola la sua densità - che è anche la densità del cristallo in equilibrio.
Bilancia idrostatica. Il principio di Archimede ci dice che se
pesiamo un oggetto quando è immerso in acqua misuriamo un valore inferiore
rispetto a quello che otteniamo se pesiamo lo stesso oggetto in aria. Il
rapporto tra il peso dell’oggetto in aria e la perdita in peso nell’acqua è pari
al rapporto tra la densità dell’oggetto e la densità dell’acqua.

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Figura 5: Dispositivo per misurare la densità con il metodo dei liquidi pesanti
Figura 6: Bilancia idrostatica
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Figura 7: Friedrich von Mohs
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La
durezza
Sin dal XIX secolo la durezza è una delle proprietà fisiche che hanno avuto notevole rilevanza nell’identificazione e nella classificazione
dei minerali. La scala della durezza fu ideata da Friedrich von Mohs (1773 - 1839); va da 1 (minerale più tenero) a 10 (minerale più duro) ed
è basata su una serie di 10 minerali (scelti tra quelli di più facile reperibilità) ognuno dei quali è in grado di rigare quelli più teneri e
viene rigato da quelli più duri. Per confronto quindi si può determinare la durezza Mohs di qualsiasi altro minerale, di solito usando anche i
valori intermedi tra i 10 valori interi della scala.
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Figura 8: I minerali della scala di Mohs. Clicca sulle immagini per leggere
la descrizione dei minerali
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Come si misura la durezza dei minerali (al GEOLAB)
Primo passo: mettiamo in ordine. Proviamo a rigare un campione con
l'altro, e mettiamo al primo posto quello che si fa scalfire da tutti gli altri
ed all'ultimo posto quello che scalfisce tutti gli altri. Ci costruiamo,
insomma, la nostra scala relativa di durezza.
Secondo passo: diamo i numeri. Confrontiamo la nostra 'scala' con
qualche valore di riferimento. Per esempio, le nostre unghie hanno una durezza
circa 2 e mezzo : c'è qualche minerale che possiamo scalfire con le unghie?
Quello avrà sicuramente durezza inferiore a 2,5. Il comune vetro ha durezza 5,5:
i minerali che non vengono scalfiti dal vetro hanno durezza superiore a 5,5. E
così via.
Terzo passo: esageriamo! Al GEOLAB troverai 9 minerali della scala di
Mohs (indovina quello che manca...). Buon divertimento!
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Figura 9: la scala di Mohs |
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Figura 10: Sezione ed impronta del punteruolo
Figura 11: Relazione tra durezza Mohs e
Vickers
(clicca sull'immagine per ingrandire) |
Come si misura la durezza dei minerali (in laboratorio)
Primo metodo. Quando si descrive un minerale nuovo (ogni anno in tutto il
mondo ne vengono trovati più di 50), occorre fornire il maggior numero di
informazioni possibile, tra le quali c'è anche il valore di durezza. In genere
si usa la scala di Mohs, proprio come facciamo al GEOLAB.
Durezza Vickers. La durezza può essere misurata in maniera più
accurata (e quantitativa) utilizzando appositi punteruoli di diamante con punta
a forma di piramide a base quadrata (durezza Vickers). Premendo il punteruolo su
una superficie piana del minerale di cui si deve determinare la durezza, si
ottiene la traccia della punta di diamante. A parità di peso applicato, l’area
della scalfittura ottenuta sarà maggiore per materiali più teneri e minore per
quelli più duri. La durezza Vickers è data dal rapporto tra il peso applicato e
l’area della scalfittura.

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La sfaldatura
La sfaldatura di un minerale è la tendenza a rompersi lungo superfici
lisce, parallele a piani del cristallo in cui i legami sono più deboli.
Possiamo osservare come si rompe un minerale e vedere (1) se ci sono
piani di sfaldatura; (2) quanti sono questi piani e che angoli formano
tra loro; (3) quanto facilmente il minerale si sfalda lungo questi
piani.
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Figura 12.
varie sfaldature


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La forma
La moderna cristallografia trae le sue origini dalla curiosità che gli
uomini hanno sempre avuto circa la grande varietà di forme dei minerali,
e le leggi che le governano. Oggi sappiamo che la causa delle forme
regolari dei cristalli è la disposizione ordinata degli atomi al loro
interno (in “celle elementari” che si ripetono nello spazio), e che
tali disposizioni ordinate seguono le regole della simmetria. Tecniche
moderne come la diffrazione di raggi X ci permettono di riconoscere la
simmetria delle celle e di individuare la posizione dei singoli atomi al
loro interno.
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Figura 13. Celle elementari, Watson! |
L'osservazione delle forme regolari dei cristalli e la constatazione che
alcuni cristalli come la calcite o il salgemma conservavano la loro
forma anche se fratturati in piccoli pezzi, indussero René Just Haüy,
più di 200 anni fa, a formulare l'ipotesi che i cristalli fossero
formati da piccolissime unità identiche, che chiamò "molecole
integranti". Ipotizzò che le facce dei cristalli appaiano lisce a causa
delle piccolissime dimensioni di tali unità. Anche se oggi sappiamo che
i cristalli non sono necessariamente formati da "molecole" come riteneva
Haüy, pure dobbiamo a questa sua intuizione l' origine della
cristallografia moderna.
Figura 14
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Figura 15: sopra, cristallo di halite (salgemma, formula chimica NaCl);
sotto, corrispondente struttura cristallina. Le sferette rosse e blu
rappresentano gli 'atomi' di sodio e di cloro. |
Per esempio...
La perfetta morfologia cubica di un cristallo di salgemma (foto a sinistra) dipende
dal fatto che:
(1) i suoi atomi sono disposti in un
reticolo cubico (figura in basso a sinistra)
(2) la velocità di crescita del cristallo è
minore nella direzione perpendicolare alle facce del cubo rispetto, per
esempio, a quella nella direzione dei vertici.
(A proposito: sai quanti atomi di sodio e
cloro ci sono in un cubetto di NaCl con uno spigolo di 1 mm?)
risposta Se potessimo mettere in fila tutti gli atomi di questo
cubetto, otterremmo una 'collana' lunga circa 12,9 milioni di chilometri!
Questa dimensione corrisponde ad oltre 33 volte la distanza fra la Terra e
la Luna. Se vuoi sapere come è stato fatto questo calcolo vai al sito
http://www.funsci.com/fun3_it/democrito/democrito2.htm
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Come riconosciamo la simmetria (al GEOLAB)
Primo passo: guardiamo le forme dei
minerali. Ci accorgiamo subito che anche i cristalli più belli non hanno quasi
mai una forma perfetta. Poco male... Qualcuno ha detto che i cristalli sono come
le persone: i difetti li rendono interessanti!
Secondo passo: passiamo ai modellini
di legno. Vince chi trova per primo un modellino perfetto per ogni cristallo
imperfetto...
Terzo passo: troviamo gli assi. Per
esempio, un parallelepipedo rettangolo ci appare identico se lo ruotiamo di
180° intorno ad un asse che passa nel centro di ciascuna coppia di facce
opposte (provate! è più semplice a farsi che a dirsi). Quindi, questo solido
presenta tre
assi di rotazione di 180°, cioè assi di ordine 2 (ci vogliono infatti
2 rotazioni intorno a ciascun asse per fare un giro completo).
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Figura 16
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Troverai dei modellini sui quali puoi
provare a riconoscere se ci sono assi di simmetria, e di che tipo.
Potrai riconoscere assi di rotazione di
ordine 2
(si chiamano anche assi binari), assi di ordine 3 (assi
ternari), di ordine 4 (quaternari) e di ordine 6 (senari).
I cristallografi (cioè quelli che studiano i
cristalli) dividono tutti i cristalli in soli 7 'sistemi cristallini',
proprio sulla base della presenza di certi elementi di simmetria.
Alcune animazioni
Un sito sulla simmetria (in matematica, fisica, chimica, biologia....)
In inglese, i sistemi cristallini
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Figura 17: Se riconosciamo gli assi di
simmetria dei cristalli possiamo sapere a quale 'sistema cristallino'
appartengono

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Proprietà ottiche
Le proprietà ottiche dei minerali dipendono dall’interazione con la
luce, cioè con radiazione elettromagnetica caratterizzata da lunghezze
d’onda comprese tra circa 400 e circa 700 nanometri (1 nanometro
corrisponde ad un miliardesimo di metro e si indica con nm).
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Figura 18: Radiazione elettromagnetica
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La luce è un'onda...
Un'onda è caratterizzata da una direzione di propagazione, da una direzione di
oscillazione, da una lunghezza d'onda e da un'intensità. Nel caso delle onde luminose,
così come in generale per tutte le onde elettromagnetiche schematizzate
nella Figura 18, la direzione di oscillazione è ortogonale alla direzione
di propagazione (v. animazione a destra)
Normalmente, la luce è “non polarizzata”, cioè
la direzione di oscillazione dell'onda varia casualmente nel piano perpendicolare
alla direzione di propagazione.
In alcuni casi, però, è possibile selezionare luce
in cui la direzione di oscillazione dell'onda si mantiene costante(luce polarizzata
linearmente). E’ quello che fanno i filtri polarizzatori, che tutti ben
conosciamo negli occhiali Polaroid. Al GEOLAB useremo questi filtri per studiare un effetto ottico dei minerali.
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Figura 19: propagazione di un'onda elettromagnetica. Con il tasto sinistro puoi fermare e far ripartire l'animazione, con il tasto destro puoi ruotare il sistema di riferimento.
(L'animazione è del
Prof. Fu-Kwun Hwang Dept. of physics, National Taiwan Normal University)
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Figura 20: per determinare la lucentezza di un
minerale, guardiamo il modo in cui riflette la luce
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La lucentezza
Quando la luce colpisce la superficie di un minerale, essa sarà in parte
riflessa, ma anche rifratta,
ed assorbita. Se la superficie del minerale non è perfettamente
liscia, le asperità rifletteranno la luce in direzioni diverse,
provocando un effetto di diffusione.
La luce riflessa e quella diffusa danno origine alla lucentezza
di un minerale, importante carattere di riconoscimento. Possiamo
facilmente distinguere la lucentezza metallica (rame,
oro,
argento,
pirite...) da quella non-metallica. In quest'ultimo caso
distinguiamo ulteriormente tra lucentezza adamantina (es.
diamante,
anglesite),
vitrea (es.
calcite,
quarzo), resinosa (es.
zolfo), sericea (es.
crisotilo),
perlacea (es.
gesso) ecc...
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Il colore
Il colore dei minerali può
avere molte cause.
Nella maggioranza dei casi il colore è dovuto all'assorbimento selettivo di radiazione
da parte degli elettroni di elementi chimici contenuti nel minerale stesso. L'assorbimento di radiazione visibile con una certa lunghezza d'onda
provoca la comparsa nel minerale di un colore
caratteristico: dalla radiazione che il nostro occhio percepisce mancherà, infatti, proprio la componente
che è stata assorbita.
I metalli di transizione, come ferro (Fe),
titanio (Ti),
cromo (Cr),
manganese (Mn),
comunemente contenuti nei minerali, presentano
configurazioni di elettroni
Gli elettroni di atomi o ioni non possono avere energie qualsiasi, ma si
distribuiscono in livelli energetici discreti, separati cioè tra loro come i
gradini di una scala. Quando vengono investiti da luce con una opportuna
lunghezza d'onda, gli elettroni che si trovano in cima alla scala possono "saltare" su gradini
superiori liberi, ai quali corrisponde una maggiore energia. adatte ad
assorbire radiazioni nel visibile e sono detti elementi coloranti o cromòfori
. |

Figura 21: in questo caso, molti colori ma
un solo minerale (la
tormalina)
Un sito in inglese, con molte figure e spiegazioni sulle cause dei
colori nei minerali e non solo. Difficoltà ***
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Figura 22: birifrangenza della calcite
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Birifrangenza (doppia rifrazione)
No, non preoccuparti: non
sei tu che ci vedi doppio. Quello nella figura accanto è un cristallo di
calcite, che presenta il fenomeno della 'birifrangenza'.
Abbiamo prima ricordato la 'rifrazione' della luce: quando un raggio luminoso
passa da un mezzo all'altro (per esempio dall'aria all'acqua) cambia direzione.
Sicuramente avrai incontrato questo fenomeno osservando che una cannuccia
immersa in un bicchiere d'acqua sembra essere spezzata.
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La causa della rifrazione è la diversa velocità della luce nell'acqua e
nell'aria. Anche nel cristallo di calcite la velocità della luce è
diversa rispetto alla velocità nell'aria. Ma stavolta non vediamo solo
una immagine, come avviene nell'acqua... In
effetti ne vediamo
due: associata all'immagine dovuta alla
rifrazione "ordinaria", c'è n'è un'altra che presenta un comportamento
un po' insolito.
Beh, non ci resta che indagare ancora... Per esempio, proviamo a ruotare
il cristallo di calcite, continuando a guardare le due immagini.
La prima delle due immagini si comporta bene... o almeno si comporta
come ci aspettiamo! Resta ferma al suo posto, e questo ci sembra un
comportamento abbastanza ragionevole. Ma che dire dell'altra? Cosa fa? |
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Figura 23: sovrapposizione di polaroid
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?
Le stranezze della doppia immagine non
finiscono qui.
Prima abbiamo accennato ai filtri polaroid, ed
al GEOLAB ce ne sono un paio (in qualche
altro
punto della Ludoteca ce ne sono alcuni molto più grandi...)
Appoggiane uno sul cristallo di calcite, e
prova a ruotarlo. Quante immagini vedi? Due, una, di nuovo due, ancora
una... ma è quella di prima o è l'altra? E perché le immagini a volte
spariscono?
suggerimento Ricorda che un polarizzatore fa passare solo onde luminose il cui piano di oscillazione ha una ben precisa direzione...
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Il pleocroismo
Nei cristalli la luce può essere assorbita in modo diverso a seconda della sua
direzione all'interno del cristallo. In questo caso il minerale apparirà di
colore diverso a seconda di come viene ruotato rispetto alla luce. Questo
fenomeno si osserva più facilmente al microscopio, e se il cristallo ha uno
spessore molto ridotto ("sezione sottile"). In pochi casi è visibile ad occhio
nudo. La cordierite mostrata in figura è uno di questi casi eccezionali. |

Figura 24: pleocroismo nella cordierite

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Pagina a cura di Elena Bonaccorsi
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