L'apparato "Gravità"
un modello dell'esperimento
concepito da Galileo Galilei
sulla caduta dei gravi
Proposta e progettazione: Carlo Bemporad, Carlo Bradaschia, Marco Grassi, Gianni Gennaro
La realizzazione di questo esperimento è stata resa possibile da uno speciale finanziamento dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in occasione delle celebrazioni connesse all'anno mondiale della fisica WYP2005.
Cosa è "Gravità"?
L'apparato "Gravità" è la realizzazione dell'esperimento pensato da Galileo Galilei sulla caduta dei gravi, in
una versione attuale e di grandi dimensioni, ben visibile ed apprezzabile da parte del pubblico.
L'esperimento permette di verificare l'universalità della legge di caduta dei gravi, perché dimostra come, nel
vuoto, una piuma ed un oggetto pesante, se lasciati cadere insieme dall'alto, raggiungano contemporaneamente terra.
L'osservazione di tale fenomeno colpisce in quanto in contrasto con la "normale esperienza", in presenza della
resistenza dell'aria.
L'apparato mette a confronto la caduta di una piuma e di una palla ferro, in due diverse colonne di vetro alte tre
metri. In una è presente l'aria a normale pressione atmosferica, nell'altra è stato fatto il vuoto.
Grazie ad un sistema di sgancio/aggancio magnetico non è necessario alcun intervento dall'esterno ed il sistema
funziona con continuità dimostrando, in maniera spettacolare, come il grande scienziato pisano avesse perfettamente
compreso quali fossero realmente le leggi che governano il moto.
LA FISICA DELL'ESPERIMENTO
Galileo non realizzò mai, in realtà, un esperimento di questo tipo, cosa che fece, più tardi, Newton.
Galileo, tuttavia, in un brano dei "Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze", descrive in
dettaglio lo svolgersi dell'esperimento, al punto che sembra impossibile che non lo abbia realmente effettuato. Egli
ne spiega in dettaglio i risultati: dall'accelerazione uniforme dei corpi che cadono nel vuoto, al raggiungimento di
una velocità massima quando un corpo cade nell'aria, dovuto al bilanciamento fra la forza di gravità, che attira il
corpo verso il centro della terra, e la resistenza dell'aria, che cresce all'aumentare della velocità del corpo,
opponendosi al suo moto.
Con questo esperimento, per quanto all'epoca solo virtuale, Galileo va oltre la visione aristotelica del moto che
prevedeva che i corpi soggetti ad una forza costante si muovessero con velocità costante, e propone una legge del
moto alternativa. I corpi soggetti ad una forza costante nel tempo si muovono, ci dice Galileo, con accelerazione
costante. Lo spazio percorso è proporzionale al quadrato del tempo.
La legge aristotelica aveva la sua base in osservazioni della realtà quotidiana che però non tenevano in conto
tutte le forze a cui è sottoposto un corpo che cade. Effettivamente un oggetto che cade a causa dell'attrazione
costante della terra (la forza di gravità) raggiunge quasi immediatamente una velocità costante. Ciò è dovuto alla
resistenza dell'aria, che costituisce una forza che si oppone al moto; tale forza cresce al crescere della velocità
del corpo, finché questa non raggiunge un valore limite costante, proprio perché la forza d'attrito bilancia
esattamente la forza di gravità: a questo punto il corpo è soggetto ad una forza totale nulla e si muove con
velocità costante: è il principio d'inerzia. Esattamente lo stesso succedeva, ai tempi di Galileo, per una
carrozza sotto il tiro costante di un cavallo e, ai giorni nostri, per un'automobile, sotto la spinta costante
del motore; l'attrito delle ruote sulla strada e la resistenza dell'aria rendono nulla la forza totale
applicata al veicolo, quando questo si muove con velocità costante.
Tutto ciò si può osservare, qualitativamente, ma in dettaglio, nell'apparato dimostrativo "Gravità"
Nella colonna sotto vuoto, da cui è stata estratta l'aria (il manometro alla base indica 0 atmosfere), la palla di
ferro e la piuma, soggette soltanto all'attrazione della terra, cadono in modo perfettamente sincrono, con la stessa
accelerazione, l'accelerazione di gravità (9.8 m/s2). Lo spazio di caduta di 3 metri è percorso in circa poco meno
di 1 secondo (0.8 secondi). Il moto uniformemente accelerato si può percepire notando che nella prima metà del
tempo di caduta (0.4 secondi) gli oggetti percorrono 80 cm, mentre nei seguenti 4 decimi di secondo raggiungono la
base della colonna, percorrendo ben 220 cm.
Nella colonna in cui è rimasta l'aria (il manometro alla base indica 1 atmosfera), una palla e una piuma
identiche alle precedenti, cadono sotto l'effetto della forza di gravità e della resistenza dell'aria.
La palla di ferro ha una densità elevata cioè una grande massa e piccole dimensioni: essa e' soggetta ad una forza
di gravità intensa (la forza peso) e ad un attrito modesto, che genera una resistenza aerodinamica che, pur crescendo
con la velocità, rimane piccola rispetto al peso. Per percorrere lo spazio di caduta impiega un tempo
impercettibilmente maggiore rispetto alla palla che cade nel vuoto.
Viceversa, la piuma è leggera ed ha grandi dimensioni, quindi basta che si muova con una piccola velocità perché
l'attrito dell'aria generi una forza sufficiente a bilanciare il suo peso. La piuma cade molto più lentamente e, a
parte il primissimo tratto di percorso, scende palesemente a velocità costante.
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - INFN Sezione di Pisa
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