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scheda by
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Introduzione
Nel 1961 gli strumenti a bordo del satellite Explorer 11 misero in evidenza la presenza
di raggi gamma provenienti dal cielo; da allora molte altre missioni sono state realizzate
per apprendere quanto più possibile dal cielo gamma. L'ultima grande missione fu il Compton
Gamma Ray Observatory, operativo dal 1991 fino al 2000, grazie al quale vennero fatte
scoperte di notevole rilevanza scientifica.
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Figura 1: Una rappresentazione artistica di GLAST in orbita
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Il Gamma ray Large Area Space Telescope (GLAST) può essere considerato il successore di
CGRO: si tratta infatti di una missione su satellite dedicata proprio allo studio dei
raggi gamma provenienti dall'Universo (Figura 1). GLAST è il frutto di una collaborazione
internazionale in cui l'Italia riveste un ruolo di responsabilità e di fondamentale
importanza. Il lancio di GLAST è previsto per il 2007 ed attualmente la fase di costruzione
degli strumenti è in uno stadio avanzato.
Studiare i raggi gamma di origine celeste permette di indagare i fenomeni più
energetici che avvengono nel Cosmo ed avere così una visione più completa dell'
Universo che ci circonda. Le emissioni gamma sono spesso correlate alla presenza di
particelle cariche accelerate ad altissime energie.
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Molte sorgenti gamma sono pertanto
equivalenti ad acceleratori di particelle enormemente più potenti di quelli costruiti
dall'uomo.
Le indagini di GLAST porteranno quindi grandi contributi tanto allo studio
dell'Universo, quanto all'indagine sui costituenti fondamentali della materia.
I raggi gamma in natura
I raggi gamma costituiscono la parte più energetica dello spettro elettromagnetico
(Figura 2), ed hanno lunghezze d'onda inferiori a quelle dei raggi X. Poiché ciascun
fotone trasporta una quantità di energia direttamente proporzionale alla sua frequenza
(dalla relazione di Einstein E = h ) si comprende come i raggi gamma trasportino
quantità enormi di energia.
Figura 2: Lo spettro elettromagnetico
Nel mondo microscopico si utilizza come unità di misura di energia l'elettronvolt
(eV), che corrisponde all'energia acquistata da un
elettrone quando attraversa una differenza di potenziale di 1 Volt. Si tratta di
un'unità picco lissima confrontata con il Joule ( 1 J = 1,6 x 1019 eV ), tuttavia
l'eV è molto comodo per esprimere unità di misura nel mondo atomico e subatomico.
Si utilizzano anche i multipli dell'eV, come il keV, il MeV ed il GeV.
In fisica si considerano raggi gamma i fotoni di energia superiore a 100 keV, e
GLAST osserverà i fotoni con energia compresa fra circa 20 MeV fino a 300 GeV,
coprendo un intervallo estremamente ampio. Per fare un paragone basta ricordarsi
che l'energia trasportata da un fotone visibile è di circa 1 eV. Parte di questa
finestra spettrale (30 GeV-300GeV) non è mai stata esplorata.
A bordo di GLAST sarà
presente anche uno strumento secondario che permetterà di studiare i fenomeni transienti
di energia compresa fra 10 keV e 25 MeV.
In natura i raggi gamma possono essere prodotti in molti modi. Vi sono ad esempio
fenomeni legati alla fisica nucleare come i decadimenti nucleari gamma o la fusione
nucleare. Altri meccanismi importanti di produzione sono ad esempio la radiazione di
frenamento (in tedesco bremsstrahlung), che viene prodotta quando un elettrone entra nel
campo elettromagnetico di un nucleo atomico e viene rallentato. Un altro meccanismo
di produzione, che ha notevole rilevanza astrofisica è la radiazione di sincrotrone,
emessa quando una particella carica attraversa un campo magnetico in direzione
non parallela all'asse del campo. Un altro meccanismo rilevante è la Diffusione
Compton Inversa (Inverse Compton Scattering), che si ha quando i raggi X interagiscono
con elettroni di alta energia. In seguito all'interazione parte dell'energia dell'elettrone
è ceduta al fotone che emerge dall'interazione con un'energia, e quindi una frequenza,
maggiori.
Come si rivelano i raggi gamma. Gli strumenti di GLAST
Uno strumento per rivelare i raggi gamma, anche se spesso viene definito
"telescopio a raggi gamma" assomiglia più ad un rivelatore di fisica delle
particelle che ad un tradizionale telescopio. Al posto di lenti e specchi
vengono impiegati rivelatori molto sofisticati, il cui funzionamento si basa sui
meccanismi di interazione fra i raggi gamma e la materia. Ad energie dei fotoni
superiori alla decina di MeV il processo principale è la "produzione di coppie",
un fenomeno in base al quale un raggio gamma interagendo con la materia è
convertito in una coppia di particelle formata da un elettrone ed un positrone
(l'antiparticella dell'elettrone, uguale all'elettrone ma con carica positiva).
Conoscendo la traiettoria e l'energia delle due particelle "figlie" è possibile
risalire all'energia ed alla direzione del raggio gamma iniziale (Figura 3).
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Figura 3: Schema di funzionamento di un telescopio gamma
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Figura 4: Spaccato del LAT
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Lo strumento principale di GLAST, il Large Area Telescope (LAT) funziona sfruttando
questo meccanismo. Il LAT ha una struttura modulare basata su 16 elementi identici
chiamati "torri" (Figura 4).
Ogni torre a sua volta è costituita da due sottosistemi:
un tracciatore ad alta precisione ed un calorimetro elettromagnetico (Figura 5).
Il tracciatore, un "misuratore di traiettorie", è costituito da un complesso
rivelatore basato sulle più moderne tecnologie a semiconduttore è formato
da piani di rivelatori al silicio a microstrisce alternati a piani di
convertitore per i gamma (tungsteno). Nel tracciatore si formano le tracce
della coppia e+e- .
La costruzione dell'intero tracciatore è responsabilità della collaborazione
italiana, in particolare della componente di Pisa dell'INFN da cui dipende la
qualificazione dei sensori al silicio, l'ingegnerizzazione della costruzione,
la definizione delle procedure di allineamento e di assemblaggio e di tutti i
test elettrici e meccanici di accettazione delle varie componenti del tracciatore.
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Figura 5: Il Large Area Telescope di GLAST
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Al calorimetro è affidata la misura dell'energia dei prodotti dell'interazione
del raggio gamma. Da questa misura è possibile risalire all'energia del gamma
incidente. Questo strumento è strutturato in una matrice di cristalli di
ioduro di cesio in modo tale da permettere di ricostruire lo sviluppo della
perdita di energia che in esso avviene. Questa ulteriore informazione, integrando
con quella proveniente dal tracciatore, permette di risalire alla direzione
del gamma e quindi alla localizzazione in cielo della sorgente.
Uno schermo di anticoncidenza (ACD) strutturato a piastrelle di scintillatore
plastico riveste l'intera struttura del LAT. Lo schermo serve ad eliminare i
segnali prodotti dalle particelle cariche presenti nello spazio. Queste particelle
possono produrre nel rivelatore effetti simili a quelli di un raggio gamma e
costituiscono quindi una fonte di rumore da eliminare.
Grazie alla nuova tecnologia impiegata, il LAT potrà osservare una banda energetica
molto più ampia rispetto a quanto osservato dall'esperimento EGRET, il predecessore
del LAT, che fu operativo dal 1991 al 2000 a bordo della missione CGRO. Inoltre
il tracciatore ad alta precisione consentirà di raggiungere risoluzioni angolari
ottime, scendendo al di sotto di 0.1° per fotoni di energia superiore a 10 GeV.
La sensibilità del LAT sarà circa 50 volte superiore a quella di EGRET e questa
caratteristica, unita alla maggiore area efficace dello strumento, consentirà di
raccogliere in un solo giorno un numero di fotoni pari a quelli raccolti da EGRET
durante tutta la sua fase operativa!
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Per lo studio dei fenomeni transitori , come ad esempio i lampi di luce gamma ed i
brillamenti solari, è previsto un secondo strumento a bordo del satellite, il
GLAST Burst Monitor (GBM, Figura 6), che controllerà costantemente tutto il cielo
visibile e sarà pronto a segnalare il manifestarsi di un fenomeno. Sarà possibile
quindi un ripuntamento del LAT in quella direzione. Il GBM osserverà una banda
spettrale compresa fra 10 keV e 25 MeV.
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Figura 6: Il GLAST Burst Monitor
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GLAST e l'Universo gamma
Le grandi prestazioni di GLAST promettono di ottenere un risultato scientifico
incredibilmente maggiore rispetto a quello del CGRO. L'universo gamma è
estremamente ricco e dinamico (Figura 7). All'interno della nostra Galassia
sono stati osservati resti di supernova che emettono raggi gamma. Secondo i modelli
attuali si ritiene che i resti di supernova, costituiti da materiale espulso in
seguito all'esplosione di una supernova, siano siti di accelerazione di particelle;
ciò spiegherebbe l'enorme emissione di raggi gamma ad essi collegata. Sono
state inoltre scoperte pulsar che emettono raggi gamma. Le pulsar sono stelle di
neutroni dotate di un enorme campo magnetico e che ruotano ad altissima velocità.
Queste due caratteristiche sono responsabili dell'emissione in molte bande
spettrali, fra cui i raggi gamma.
Figura 7: Simulazione del cielo osservato da GLAST in 1 anno
Come si nota dalla Figura 7 è stata rivelata anche un'emissione diffusa di raggi
gamma che si concentra nel piano galattico, dovuta all'interazione dei raggi
cosmici con il mezzo interstellare. Vi sono poi molte galassie attive che emettono
raggi gamma, e questo particolare tipo di nuclei galattici attivi prende il nome di
blazar. Un particolare aspetto del cielo gamma, che suscita molto interesse fra i
ricercatori, è la presenza di sorgenti transienti, la cui luminosità aumenta per
un certo intervallo di tempo prima di scomparire. In particolare vi sono i lampi
gamma, attualmente fra gli enigmi più intriganti dell'Universo, che appaiono in
istanti e direzioni casuali. Si pensa che i lampi gamma (Gamma Ray Burst) siano
eventi catastrofici che si originano in seguito al collasso di buchi neri oppure
allo scontro fra buchi neri o fra stelle di neutroni. GLAST offrirà una possibilità
unica per studiare a fondo l'Universo gamma: oltre a scoprire migliaia di
nuove sorgenti, potrà indagare settori di ricerca di frontiera, come ad
esempio la Cosmologia. Secondo molti modelli GLAST potrebbe rivelare la presenza
di particelle ancora ignote che contribuiscono alla materia oscura e che annichilano
emettendo gamma.
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L'attività del gruppo GLAST a Pisa
Il gruppo pisano dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) fa parte
della collaborazione internazionale di GLAST insieme ad altre sezioni INFN (Bari,
Padova, Perugia, Roma2, Trieste e Udine).
L'attività principale del gruppo è legata alla costruzione e test del
tracciatore al silicio del LAT. A Pisa vengono seguite e coordinate tutte le attività
relative all'hardware e al software del tracciatore. Il capogruppo di Pisa,
Ronaldo Bellazzini, è il responsabile delle attività GLAST in Italia. Il tracciatore
del LAT, con circa 82 m2 di area totale è il più grande sistema di tracciatura mai
inviato nello spazio e la sua costruzione è una notevole sfida tecnologica e scientifica.
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Figura 8: Foto di uno dei 10368 senso-ri prodotti dalla ditta giapponese Hamamatsu Photonics
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I mattoni fondamentali del tracciatore del LAT sono costituiti da wafer di silicio
di tipo n con impianti di tipo p a strisce di circa 60 m di larghezza distanziate
tra loro di circa 230 m, per un tota-le di 384 strisce per ogni wafer. Le dimensioni
del wafer sono 8.95 8.95 cm2 (Figura 8). I wafer vengono incollati tra loro a gruppi
di 4 e ciascuna striscia collegata alla striscia corrispondente sul wafer successivo
attraverso una microsaldatura ad ultrasuoni (Figura 9). Si forma così un rivelatore
composto chiamato ladder.
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Per i prototipi e per il tracciatore sono necessari circa 11000 wafer, ciascuno
dei quali è stato testato singolarmente per controllare che le specifiche
elettriche e geometriche fossero corrette. Il lavoro di test è stato messo a punto
a Pisa. In seguito è stata affiancata una stazione di test anche presso l'INFN di
Perugia. La realizzazione dei ladder è condotta presso la G&A engineering, un'azienda
italiana nel settore tecnologico i cui dipendenti lavorano in stretto contatto con i ricercatori INFN.
Quattro ladder formano un piano di rivelazione. A due a due i piani di rivelazione
vengono incollati con le strip rivolte verso l'esterno su i due lati di una struttura
di materiale composito in fibra di carbonio con un'anima interna in alluminio a nido
d'ape per formare un elemento modulare chiamato tray (Figura 10).
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Figura 9: Microsaldatura tra due wafer di GLAST (2592 ladder in totale)
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Questa struttura è
al tempo stesso molto leggera per non aumentare il carico dovuto al tracciatore ma al
tempo stesso molto robusta e rigida da impedire torsioni che potrebbero danneggiare i
sensori al silicio. Tra il piano inferiore di silicio e la struttura in carbonio è
interposto un foglio di tungsteno strutturato a mattonelle più o meno delle stesse
dimensioni dei wafer. Sulle pareti laterali del tray viene montata l'elettronica di
lettura (Figura 11). Ciascuna strip di un ladder è microsaldata all'ingresso del
rispettivo amplificatore di carica.
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Figura 10: Foto di uno dei 342 tray di GLAST
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Figura 11: Particolare dell'elettronica montata sul tray e microsaldata alle strip dei sensori
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In totale il tracciatore è equipaggiato con circa un milione di canali di elettronica!
Gran parte dell'attività di test dei tray viene condotta presso i laboratori INFN di
Pisa, dove vengono anche realizzati test di tipo strutturale. 19 tray montati uno
sull'altro e con le strip di ogni tray ortogonali a quelle dei tray vicini vanno a
comporre una singola torre (Figura 12). Le torri sono assemblate e testate a Pisa
quindi vengono sottoposte a test vibrazionali e cicli in termo-vuoto nei laboratori
dell' Alenia Spazio in collaborazione con le sedi di Roma, Bari e Perugia dell'NFN.
Affiancata all'attività hardware il gruppo di Pisa svolge un ruolo molto importante nello
sviluppo del software per l'analisi dei dati in collaborazione con i ricercatori dello
Stanford Linear Accelerator Center (SLAC) presso S.Francisco.
Il gruppo pisano è inoltre coinvolto nello sviluppo di programmi di simulazione
di alcune classi di sorgenti gamma (lampi gamma e pulsar) allo scopo di conoscere
più a fondo le problematiche scientifiche dell'esperimento e le sue potenzialità
osservative, in relazione allo sviluppo di tecniche di analisi dei dati.
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Figura 12: Foto della prima torre di GLAST assemblata nei laboratori dell'INFN di Pisa
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